LA CULLA DEGLI AUTOCTONI PIEMONTESI:

IL MONFERRATO

Ci sono varie interpretazioni e ipotesi sull'etimologia della parola "Monferrato". Alcune sostengono che derivi dal latino "Mons ferax", cioè monte fertile e ricco; altre fanno riferimento ai ferri lasciati dai Romani nella loro conquista, da cui "Mons ferratus".

 
Il territorio del Monferrato, quasi esclusivamente di natura collinare, è compreso principalmente all'interno delle province di Alessandria e Asti e si estende verso sud a partire dalla destra del Po sino a giungere ai piedi dell'Appennino ligure sul confine con la città metropolitana di Genova e la provincia di Savona. Inoltre confina con altre regioni geografiche e storiche del Piemonte appartenenti alla provincia di Cuneo, ossia le Langhe e il Roero e a Nord Est con la regione storica lombarda della Lomellina. Il territorio infine confluisce a Ovest, senza soluzione di continuità, nella zona delle Colline Torinesi. Il Monferrato ospita una viticoltura e un’enologia di pregio, affidata ai suoi vitigni autoctoni. Nel Monferrato la vite e il vino non sono solo una delle principali fonti di ricchezza ma anche un’espressione di cultura e di tradizione, frutto di un tenace attaccamento alla terra e di secoli di duro lavoro, necessario per attuare una trasformazione agraria di eccezionali dimensioni.  

In primavera i paesaggi idillici dei vigneti piemontesi raggiungono il massimo del loro splendore, sono raramente invasi da folle di turisti ed è sicuramente il momento migliore per far visita ai produttori e assaggiare le loro annate più interessanti. Vini d’eccellenza vengono realizzati in tutta la regione ma la zona più affascinante è proprio quella del Monferrato. Qui storia, arte, architettura, tradizioni e artigianato, convivono in un paesaggio straordinario. Il "mare di colline" dolcissime o scoscese, i "bric e foss", vestite di boschi e vigneti a perdita d'occhio, le pianure rese suggestive dalle risaie allagate, il fiume Po che tra loro scorre e le unisce con il ritmo rilassante delle sue acque, offrono un’occasione meravigliosa per scoprire la vera anima del Piemonte.

CARATTERISTICHE GEO-FISICHE

Il Monferrato è normalmente distinto in tre sottozone principali che nulla hanno a che fare con la storia del territorio che, fino al Settecento (epoca in cui finì la sua esistenza di Stato) è sempre identificato, nei documenti, esclusivamente come "Monferrato".

Il Basso Monferrato (o Casalese): si caratterizza per le sue morbide colline che non raggiungono normalmente altezze superiori ai 400 metri; territorialmente comprende la parte della provincia di Alessandria e dei paesi che gravitano attorno a Casale Monferrato, una delle capitali storiche di questo territorio. Il territorio rappresenta una commistione tra il paesaggio collinare e la pianura che si caratterizzano, rispettivamente, per la coltivazione vitivinicola e quella del riso. Numerosi sono i castelli così come caratteristici sono i borghi spesso contraddistinti dalla tipica "Pietra da Cantone" di cui sono costituiti.   

Il Monferrato Astigiano (o Basso Monferrato Astigiano): identifica buona parte della Provincia di Asti (ad eccezione della Langa Astigiana) ed è caratterizzato da una conformazione prevalentemente collinare. Asti è il cuore geografico di questo macro-territorio, delimitato a sud dalla valle del fiume Belbo e a ovest approssimativamente dal percorso del torrente Versa e alla cui destra orografica si localizza quell'area che anticamente era denominata Astesana. Il punto più alto del territorio è la collina di Albugnano a 549 m. 

L'Alto Monferrato: si estende verso sud a partire dalla Val Bormida sino a lambire i piedi dell'Appennino Ligure. Il centro principale è Acqui Terme.

 

TIPICITÀ STORICHE E TRADIZIONE 

La collina è il terroir per eccellenza, simbolo della millenaria cultura del vino di questi luoghi. Il clima secco di tipo continentale con estati calde tendenti alla siccità e inverni particolarmente freddi, insieme alla particolare conformazione idrogeologica dei terreni, sono elementi favorevoli alla viticultura, che peraltro è dominante in tutto il territorio, facendo diventare il vino non solo un elemento di ricchezza economica dell'intera regione, ma anche e soprattutto un vero simbolo della cultura e della tradizione Monferrina. La capillare diffusione dei vitigni autoctoni e conseguentemente di una molteplice varietà di vini, ne sono testimoni.

La forte pendenza del terreno rende il lavoro difficile e faticoso e chiede all’uomo un sacrificio e una dedizione assoluti. Tuttavia, i produttori vivono in piena sintonia con la loro vigna, in un rapporto a due che è difficile da capire per chi non è del mestiere. Con forte convinzione hanno scelto di coltivare principalmente vigneti autoctoni, come il Barbera e il Ruchè, fedeli all’impegno di salvaguardare una tradizione e un patrimonio unici al mondo. Va detto che un vitigno autoctono, anche se tecnicamente può essere coltivato in un altro terreno o paese, non può restituire la stessa perfezione e la stessa autenticità che rende nel luogo in cui è nato. All’interno dei suoi frutti conserva, infatti, tutta la complessità del terreno, dell’ecosistema e del rapporto con l’uomo cui è legato da centinaia di anni.

Com’è evidente, la tradizione vitivinicola si esprime innanzitutto nel forte legame che unisce ciascuna bottiglia alla famiglia che la produce, di cui custodisce i segreti e li tramanda di generazione in generazione. La maggior parte delle aziende locali è a conduzione familiare, piccola di dimensioni e nelle capacità produttive. Per ciascuna, l’aspetto più importante del lavoro artigiano è, come abbiamo detto, la presenza costante in vigna, cui dedicare attenzioni rigorose nel pieno rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Ogni operazione nei vigneti è condotta manualmente, dalla concimazione alle operazioni sul verde, fino ai diradamenti e alla vendemmia. Solo seguendo con rigore e meticolosità ogni passaggio, i vini risultano ben strutturati, capaci di mantenere la memoria del terroir da cui sono nati e continuare a raccontarla nel tempo.

IL RICONOSCIMENTO UNESCO

Il 1º giugno 2006 è stato presentato ufficialmente a Parigi, dalla delegazione costituita dalla Provincia di Asti, Provincia di Alessandria e Provincia di Cuneo, il dossier di candidatura per includere il territorio del Monferrato degli Infernòt, del Barbera e dell'Asti spumante assieme a quello delle Langhe, del Roero e della Valtellina, nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO. Il giorno 22 giugno 2014, durante la 38° sessione del comitato UNESCO a Doha, è stato ufficialmente incluso, assieme a Langhe e Roero, nella lista dei beni del Patrimonio dell'Umanità.

CUCINA TIPICA DEL MONFERRATO

La cucina tipica del Monferrato comprende una vasta gamma di cibi che vanno dalle carni ai pesci, alle verdure, ai formaggi, e piatti tipicamente monferrini, che ormai hanno raggiunto una notorietà non solo nazionale ma anche internazionale. Fra questi ricordiamo, tra i primi piatti, gli agnolotti "al plin" (letteralmente "al pizzicotto"), i tajarin (tagliatelle fini ricche di uova condite con sughi vari), i risotti del Casalese, il riso ai funghi e quello al vino rosso, i minestroni di verdure, la polenta col merluzzo fritto. Degna di menzione e soprattutto molto conosciuta è la bagna càuda. Tra le carni: trippe, zampini, ceci con la testina, coda di bue (oggi cucinata col Barbera) e il salame cotto. Tipici del Monferrato sono anche il vitello tonnato, l'insalata di carne cruda della tipica razza bovina piemontese (tritata fine col coltello e condita con solo olio, sale e limone), le acciughe sotto sale al verde, l'insalata russa di verdure in maionese, i peperoni scottati alla fiamma, i fiori di zucchino ripieni, le numerose torte salate, solo per citarne alcuni. Tra i salumi la muletta, simbolo della tradizione monferrina. Da ricordare inoltre il fritto misto alla piemontese e il bollito di carne, veri e propri marchi di fabbrica di quest'area. Tra le verdure, si distingue il Cardo gobbo di Nizza Monferrato. Fra i dolci spiccano la panna cotta e il bonet (o bunet), tipico anche delle Langhe, il cui nome deriva dallo stampo di cucina Benetta di rame stagnato, dentro cui lo si faceva cuocere, facendogli così acquisire la forma di un "berretto". Si tratta di un antenato del budino, quando ancora non esistevano colla di pesce, addensanti e gelatine varie. È un dolce genuino preparato con cacao, amaretti e marsala, insieme a latte uova e zucchero e cotto a bagno maria per essere successivamente servito freddo. È ora molto diffuso in tutto il Piemonte.

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