La Barbera è il vitigno a bacca nera più coltivato in Piemonte, in particolar modo nelle provincie di Asti e Alessandria, ed è una delle 5 varietà autoctone più diffuse in Italia. L’origine del nome non è certa: alcuni sostengono derivi da bàrberus (termine medievale che significava “irruento, aggressivo e indomito”), per altri fu chiamato “Barbera” per la somiglianza con il “vinum Berberis”, un succo fermentato di un colore rosso e dal sapore acido e astringente, molto diffuso nel Piemonte tardo-medievale. Alcuni esperti pensano che non sia originario né dell’astigiano, né dell’albese, ma del Monferrato, tanto che il noto ampelografo, Giorgio Gallesio agli inizi del 1800 (nella sua opera “Pomona Italiana”) parla del Barbera come di “Vitis Vinifera Montisferratensis”. La Barbera è citata per la prima volta intorno al 1512 in un documento catastale del comune di Chieri; inizia a espandersi nel resto del Piemonte a partire dall’Astigiano e dal Monferrato nel 1700.

Il Monferrato (e l’Astigiano) è da sempre considerato l’area d’elezione della Barbera, così come nelle Langhe le posizioni migliori sono destinate al nebbiolo, qui le maggiori attenzioni e i migliori territori, sono dedicati alla Barbera.

Lo storico Paolo Diacono raccontava che i Longobardi, disseminando per i campi anfore colme di Barbera, sconfissero i Franchi, in festa dopo averle avidamente svuotate, nella battaglia di Refrancore del 663.

Le aree di produzione del Barbera d’Asti e del Barbera del Monferrato sono in parte sovrapposte (il che causa una certa confusione) ed estese su due province, Asti e Alessandria. L’area del Barbera del Monferrato è più estesa perché comprende alcuni comuni nel circondario di Alessandria e l’Ovadese, che non hanno diritto alla denominazione Barbera d’Asti. Gli altri territori, cioè tutto l’astigiano, e, in provincia di Alessandria, il Monferrato casalese e l’acquese, possono usare entrambe le denominazioni.

BARBERA DEL “BASSO” MONFERRATO (Casalese, Moncalvo, Vignale)

 

Il Monferrato non ha confini geografici stabili, ma fu un’entità politica indipendente per sette secoli, cui non corrisponde alcuna suddivisione amministrativa odierna. Il suo territorio, quasi esclusivamente di natura collinare, è compreso principalmente all'interno delle province di Alessandria e Asti e si estende verso sud a partire dalla destra idrografica del Po sino a giungere ai piedi dell'Appennino ligure. 

Il Basso Monferrato (o Monferrato Casalese) si stende a nord-est di Asti. Qui il paesaggio è segnato dalle basse colline degradanti fino al Po. La sua capitale è la storica città di Casale, ma non mancano borghi caratteristici come Rosignano e Vignale Monferrato (dove ha sede l'Enoteca Regionale del Monferrato). È terra di Barbera e Grignolino. 

I terreni del Monferrato, e la roccia sottostante che li ha originati, derivano da sedimenti marini più o meno profondi, risalenti all’era Miocenica, appartenenti principalmente, a seconda della zona, dal Tortoniano (≈ 11,6 milioni di anni fa) al Langhiano (≈ 16 milioni di anni fa) fino all’Acquitaniano (≈ 23 milioni di anni fa), costituiti da marne ed associazioni arenaceo-marnose. 

Sono suoli più pesanti (rispetto a quelli dell’Astigiano), ricchi di limo, argilla, sassi e quelle che qui chiamano “pietre da cantoni” (cioè rocce originate da sabbie marine) che dànno più colore, perché trattengono acqua, aumentando la fertilità del terreno. Sono i tipici terreni calcareo-marnosi, di colore bianco, grigio chiaro o beige, ricchi di carbonato di calcio. Da queste terre nascono Barbere corpose, ricche, dotate di un’acidità vibrante, forse un po’ più difficili, con un’espressione più vegetale, dura e intensa, che richiedono più tempo per aprirsi ma hanno buone capacità d’invecchiamento.

Se nell’Ovadese (Alto Monferrato), la Barbera conviveva con il Dolcetto, nel Casalese, a inizio Novecento, l’enologo Zavattaro e il professor Marescalchi, parlavano del vino Casalese (chiamato al tempo “Monferrato”), come del «vero vino da pasto italiano, prodotto di una giudiziosa miscela di Barbera, Freisa e Grignolino». La tendenza attuale è vinificare la Barbera in purezza, ma la Freisa è usata tuttora, e porta alla Barbera dei tannini che quest’ultima non ha, ed è una buona soluzione anche per un miglior invecchiamento, perché le dà più “struttura” per reggere l’affinamento in legno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BARBERA D’ASTI (DA SABBIE ASTESANE) 

 

A sud di Asti, Vinchio, Mombercelli, Castelnuovo Calcea, Incisa Scapaccino, Rocchetta Palafea, San Damiano, etc.

Siamo all’interno del Monferrato Astigiano, che occupa quasi totalmente la provincia di Asti, a destra e a sinistra del fiume Tanaro. Rispetto al Monferrato Casalese, come entriamo nell'Astigiano, i terreni più antichi di origine Miocenica (più di 5,3 mil. di anni fa; ricchi di marne e calcare) iniziano a scomparire, coperti da strati di argille e sabbie molto ricche di fossili (di origine Pliocenica, ≈ 3,5 mil. di anni fa), a conferma dell'esistenza di un grande "Golfo Padano", che si estendeva sull'attuale pianura Padana fino a lambire le Alpi e gli Appennini. Dove prevalgono le Sabbie Astesane e del Villafranchiano, le colline si presentano ben più ripide rispetto alle zone dove invece prevalgono i suoli marnosi e argillosi. Se nel Monferrato Casalese storicamente la Barbera conviveva con Freisa, Dolcetto e Grignolino, il Monferrato Astigiano è sempre stato il centro della Barbera in purezza. Dai suoli a prevalenza sabbioso-arenaria (Sabbie Astesane e del Villafranchiano) si ottengono vini meno ricchi di tannini, caratterizzati da minor acidità e struttura, da un grado alcolico inferiore, di colore tendenzialmente più rosso porpora con riflessi violacei e da una maturazione più precoce, rispetto a quelli provenienti dalle Terre Bianche. Su questi terreni, nelle annate molto siccitose la vite può subire problemi di stress idrico, poiché la maggior percentuale di sabbia non consente al terreno di trattenere sufficientemente l’acqua. I terreni sabbiosi danno Barbere più eleganti, con profumi più fini, di viola, lampone, ciliegia e more, poi note di chiodi di garofano e pepe. Vini da bere freschi che saranno pronti prima.

BARBERA D’ASTI (DA TERRE BIANCHE)

 

Costigliole d’Asti, Agliano, Nizza, Calamandrana, San Marzano Oliveto, e Nizza etc.

Siamo all’interno del Monferrato Astigiano, che occupa quasi totalmente la provincia di Asti, a destra e a sinistra del fiume Tanaro, dove prevalgono i suoli marnosi e argillosi, geologicamente più giovani rispetto ai suoli del Monferrato Casalese. Qui sono presenti le ‘Argille di Lugagnano’ (Pliocene Zancleano ≈ 5 milioni di anni fa) e le ‘Marne di Sant’Agata Fossili’ (Miocene – Tortoniano ≈ 11 milioni di anni fa); terreni calcareo-marnosi posti su pendii morbidi, di colore bianco grigio chiaro o beige, ricchi di carbonato di calcio, di limo e argilla e con un contatto con il substrato a poca profondità, dove è facile trovare conchiglie fossili. A questa matrice calcarea, alcalina, piuttosto povera di nutrienti, si legano le caratteristiche dei suoli e quindi dei vini, che risultano diversi da quelli provenienti da suoli sabbiosi. Qui si ottengono vini più ricchi di tannini, caratterizzati da una maggior acidità e da una struttura più importante, con un grado alcolico maggiore, di colore tendenzialmente più tendente al rosso rubino, da una maturazione più lenta e una maggior capacità d’invecchiamento. Qui i profumi sono più intensi e profondi, alle note fruttate di ciliegia e mora, e ai sentori speziati di pepe e chiodi di garofano, s’intrecciano tipiche note terrose.

 

NIZZA

 

Nizza Monferrato è un piccolo e suggestivo paese, che si estende tra il torrente Belbo e il Rio Nizza ed è situato poco lontano da Asti, Canelli, Alba e Acqui Terme. La zona di Nizza Monferrato storicamente è tra le più vocate per il vino Barbera, negli anni ‘90, i produttori della zona hanno fatto richiesta per il riconoscimento della “sottozona”, l’unico modo per arrivare all’ottenimento della denominazione “Nizza Docg”. Nizza, come Barolo, o Barbaresco; dove l’utilizzo del nome geografico “Nizza”, invece che del vitigno, vuole sottolineare il legame tra la tradizione, la cultura e le caratteristiche di un territorio unico. Nel dettaglio Nizza DOCG è ottenuto con un disciplinare più severo e restrittivo di quello della Barbera d’Asti. Se per ottenere il vino Barbera è consentito utilizzare fino a un 10% di altre uve rosse coltivate in Piemonte, il Nizza prevede 100% di Barbera, raccolte nei vigneti di solo 18 comuni (da Castel Boglione a Incisa Scapaccino, da Nizza Monferrato a Calamandrana, passando per Mombaruzzo e Mombercelli, tanto per citarne alcuni), e con rese massime di 7 t/ha, più basse anche di quelle previste per il Barolo e il Barbaresco. Il titolo alcolometrico minimo naturale deve essere 13% vol. L’invecchiamento minimo è di 18 mesi di cui 6 mesi in legno. La zona di produzione del "Nizza" può essere suddivisa, per le caratteristiche del terreno, in 3 macro-aree.

I suoli sabbiosi e le arenarie (parte dei comuni di Vinchio, Cortiglione, Incisa, parte di Mombercelli, Mombaruzzo, Calamandrana, Castel Boglione e Rocchetta Palafea): danno vini di colore rubino violaceo, con meno struttura, acidità medie più elevate, ph più bassi, minore alcol potenziale, profumi e fragranze più fini ed eleganti. Vini fini, da bere freschi che saranno pronti prima.

Le marne sabbiose e le sabbie (comuni di Castelnuovo Calcea, parte di Agliano, Mombercelli, parte di Nizza M.to, Castelnuovo Belbo e parte di Mombaruzzo): danno origine a vini di colore rubino violaceo più intenso, media struttura, acidità e ph medi, un alcol potenziale più alto della media dei terreni sabbiosi, da invecchiamento e abbastanza longevi.

Le marne (comprendono i comuni di Moasca, San Marzano Oliveto, Castel Rocchero e parte di Castel Boglione, Nizza M.to. e Agliano): danno vini di maggiore intensità e tonalità colorante (rosso rubino), ph medio alto, acidità bassa, profumi intensi di terra. Vini eleganti, da strutturati a molto strutturati, longevi, che avranno bisogno di più tempo per essere pronti.

 

IL VITIGNO

Aspetto: il vitigno Barbera è caratterizzato da grappoli di dimensioni medio-grandi, piramidali e bacche di medie dimensioni, ovali, blu molto scure. Hanno una buccia molto pruinosa di colore blu intenso, e sono le più scure tra tutte le principali varietà piemontesi: nelle sue bucce c'è quasi il doppio di Malvidina che nelle bucce di uva Nebbiolo.

Colorazione autunnale delle foglie: rossiccia.

Germogliamento: medio precoce (metà di aprile).

Maturazione (vendemmia): fine settembre, primi di ottobre.

In vigna: è una varietà adattabile, non particolarmente esigente; ha una produzione costante e relativamente abbondante, garantendo mediamente rese elevate e una buona qualità anche in annate non particolarmente favorevoli. Per questi motivi, è uno dei vitigni preferiti degli agricoltori di tutto il mondo.

Resistenza: è un'uva molto vigorosa e resistente alla siccità, ma è piuttosto sensibile alle gelate primaverili ed è molto sensibile al virus dell’arricciamento della vite.

 

IL VINO

Agli occhi: la Barbera ha un colore più scuro che varia, a seconda dei suoli di provenienza, dal rosso rubino (suoli marnosi e argillosi ricchi di calcare) al rosso porpora (suoli sabbiosi e arenacei, poveri di calcare) con gli immancabili caratteristici riflessi violacei.

Al naso: viola, bacche rosse (more), ciliegia, prugna, note dolci speziate di pepe e chiodi di garofano, profumi di sottobosco.

Al palato: una buona Barbera si distingue per la sua elevata acidità e per i pochi tannini, mai aggressivi. E’ un vino molto gastronomico, che può essere bevuto a tutto pasto.  

 

 

DISCIPLINARE

Ampelografia: non meno del 90% di uve Barbera, il 10% di altre uve rosse non aromatiche cui è consentita la coltivazione in Piemonte.

Resa: 9 tonnellate/ettaro.

Contenuto alcolico naturale minimo: 12,00% vol., 12,50% vol. per Superiore.

La Barbera d'Asti non si commercializza prima del 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia; la Barbera d'Asti Superiore non prima del 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia, in quanto ha 14 mesi d’invecchiamento di cui di 6 mesi di affinamento in botti di rovere. 

Caratteristiche del vino Barbera: contenuto minimo di alcol 12,00% vol., 12,50% vol. per Superiore; estratto secco: 24 gr/L Barbera d’Asti e 25 gr/L Barbera d’Asti Superiore; acidità totale: 4,5 gr/L minimo.

 

TERRITORIO

 

Nel 2000, tre diverse sottozone sono state inserite nei disciplinari di produzione, Nizza (che nel 2016 è diventata una denominazione a sé stante), Tinella e Colli Astigiani. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE DIVERSE ESPRESSIONI DEI SUOLI E LE VARIANTI DI PRODUZIONE

  • Vivace: la Barbera è stata storicamente prodotta in una versione frizzante (indicata come mossa o vivace) che è l'ideale con salumi e qualsiasi piatto grasso che apprezzi la compagnia di elevata acidità.

  • Barbera d’Asti fresca: la Barbera viene affinata in botti d’acciaio, risultando fresca, vinosa e con un sentore tannico delicato, dal colore rosso rubino intenso. La nettezza di questi sentori freschi è dovuta all’acidità che rende il vino giovane a lungo. È un vino da tutto pasto che, invecchiando qualche anno in bottiglia, matura in morbidezza ed eleganza. 

  • Invecchiata in botti di rovere: proprio per l’elevata acidità e il basso contenuto di tannini alcuni produttori, per “ingentilirla” e aumentarne la complessità e la struttura, la invecchiano in botti di rovere, conferendo quelle tipiche note di cioccolato e vaniglia, e facendole perdere parte della sua caratteristica acidità e croccantezza.

TRA STORIA E LEGGENDA 

Si narra che intorno al 600 d.C. l'esercito dei Franchi marciò sul Monferrato, allora sotto il dominio dei Longobardi. Gli abitanti del Monferrato, minori in forze, decisero di affrontare il nemico con un audace stratagemma. Svuotarono le cantine e sparpagliarono anfore ricolme di vino su tutti i sentieri. 

Giunti in prossimità del Monferrato, i Franchi trovarono le prime anfore e non seppero trattenersi dall’assaggiare quel dono divino. Rinvigoriti dall’inatteso ristoro, si rimisero in cammino pronti alla guerra. Quando scoprirono altre anfore lungo la strada e nel campo predisposto alla battaglia, si convinsero che quella era davvero una terra prodigiosa. Non potendo rinunciare al sapore delizioso del vino, si accamparono lungo il fiume per riposare e goderne a pieno. A quel punto i Longobardi, nascosti dietro la boscaglia, irruppero sui Franchi, disarmati e in festa, che furono sconfitti, e il Monferrato fu libero grazie a quel vino che ancora oggi chiamiamo Barbera.

Per lungo tempo la Barbera fu un “sincero compagno” di battaglia, come la definivano gli ufficiali dell’esercito sabaudo, per la sua capacità di infondere calore e coraggio durante lo scontro. È citata per la prima volta in un documento del 1512, in un comune nei pressi di Torino. Nel 1609, invece, i documenti dell’epoca narrano che il Duca di Mantova inviò in Monferrato alcuni emissari per assaggiare il vino di quei vigneti, e in particolare «lo vino Barbera per comprarlo subito e pagarlo al giusto prezzo». Nell’Ampelografia della Provincia di Alessandria, del 1873, si legge a proposito del Barbera:  “… È vitigno conosciutissimo ed una delle basi principali dei vini dell’Astigiano e del basso Monferrato, dove è indigeno e da lunghissimo tempo coltivato…”

Nel 1900, la Barbera giocò un ruolo da protagonista nella storia del vino piemontese, ma è negli anni ‘80 che visse un nuovo rinascimento, grazie a un gruppo di produttori che intuirono le grandi potenzialità di questo vitigno nel creare vini complessi e raffinati. 

 

ORIGINE DEL NOME 

L’origine del nome non è certa: alcuni sostengono che derivi da “bàrberus” (termine medievale che significava “irruento, aggressivo e indomito”). Secondo altri fu chiamata “Barbera” per la somiglianza con il “vinum Berberis”, un succo fermentato di colore rosso, dal sapore acido e astringente, molto diffuso nel Piemonte tardo-medievale. Alcuni esperti pensano che non sia originario né dell’astigiano, né dell’albese, ma del Monferrato, tanto che agli inizi del 1800 si parla del Barbera come di “Vitis Vinifera Montisferratensis”.

 

IL RAPPORTO DELLA BARBERA D'ASTI DOCG CON IL MERCATO

La Barbera d’Asti è un vino dal carattere versatile, facile da approcciare, senza mai risultare banale. Nessun’altra varietà riesce a stupire per la sua capacità di “invecchiare” pur rimanendo sempre “giovane e viva”, mantenendo quella caratteristica piacevolezza che riflette perfettamente le molteplici espressioni e sfaccettature del proprio territorio.

Questa versatilità lo rende unico come vino e imbattibile dal punto di vista del rapporto qualità-prezzo. La Barbera d’Asti, infatti, è capace di presentarsi sul mercato in modo molto concorrenziale, pur mantenendo una qualità di livello decisamente alto.

La Barbera d’Asti può essere definita anche come il “vino quotidiano” per eccellenza, nel senso più nobile del termine, perché accompagna bene sia cucine tradizionali “corpose e ricche” come quelle nord europee, sia ricette più speziate come quelle orientali, o “fusion”, grazie alle sue caratteristiche organolettiche: freschezza, buona acidità e pochi tannini.

È, tra l’altro, uno dei quindici vitigni più diffusi al mondo: è coltivato dal Canada al Sudafrica, dagli Stati Uniti all’Australia. Ma è solo un calice della grande Barbera d’Asti che può restituire l’autenticità di questo importante vino, nato proprio in Piemonte e poi diffuso in tutto il mondo.

ABBINAMENTI

La Barbera d’Asti può essere una piacevole compagna dell’intero pasto. Nella sua versione più giovane e fresca, le piace intrattenersi con i tipici antipasti piemontesi o gustosi taglieri di salumi. Nella variante più corposa e strutturata, affinata in legno, non disdegna la compagnia di piatti più elaborati e raffinati: primi al sugo di carni leggermente selvatiche, secondi di carne rossa e selvaggina. Ideale con i formaggi in particolare se stagionati o erborinati.

Versatile negli abbinamenti, accompagna con la stessa naturalezza i piatti tipici piemontesi come quelli delle altre tradizioni culinarie del mondo, compresi i piatti più difficili da sposare con il vino come quelli esotici e speziati, perché non crea interferenze negative. E’ perfetto anche su pesci saporiti come tonno e salmone alla griglia. Ma non ci sono regole assolute e ognuno deve sentirsi libero di bere la Barbera d’Asti come, quando e con che piatto vuole. E soprattutto con chi vuole: nella tradizione piemontese è infatti il vino dell’amicizia e della famiglia, ma ogni tanto è piacevole centellinarne un buon bicchiere anche da soli.

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